la Rotella

. . . . . . . . . . . THIS BLOG MOVED INTO NEW ADDRESS: WWW.ADELEROTELLA.COM/BLOG . . . . . . . . .

18 ottobre 2010

Oggi con... Paolo Lucidi e Luca Pevere

I designers Paolo Lucidi e Luca Pevere

Il giovane design italiano, lontano dagli aperitivi e dagli eventi di tendenza, siede a casa, o meglio nello studio, di Paolo Lucidi e Luca Pevere, protagonisti della seconda intervista per questo blog!

Conoscere questo duo di designers è stata per me una piacevolissima scoperta.
Dalle collaborazioni, dagli oggetti in produzione e dai riconoscimenti ottenuti ho capito subito di avere di fronte dei designers di talento.

Yannis, Gedi. Design by LucidiPevere
foto di Oliviero Venturi

Paolo (1974) e Luca (1977) si laureano in industrial design presso il Politecnico di Milano. Dopo alcune esperienze lavorative, a stretto contatto con aziende come Zerodisegno, Magis e Salvatore Ferragamo, nel 2003 cominciano a collaborare e a firmare i primi progetti insieme. 
Nel 2006 fondano a Milano lo Studio LucidiPevere, ora trasferito a Udine.
Tra i loro clienti: Foscarini, Normann Copenhagen, Kristalia, ColomboDesign, Dimensione Disegno, Novecentoundici, Deroma, Gedy e Mariani. 

Per vedere il loro portfolio, completo delle mostre e delle pubblicazioni internazionali e dei premi ricevuti, vi rimando direttamente al loro sito.

Sono molto curiosa, cos'è il design per voi?
Il design per noi è un approccio metodologico. Un progetto non nasce mai da una semplice forma ma da un materiale, una tecnologia, un salto tipologico... Quando raccontiamo un progetto ci piace poterne parlare approfonditamente, raccontare aneddoti e step di sviluppo. Far capire che il prodotto finale è la risultante non casuale di scelte fatte su ogni suo singolo aspetto.

Plana, Krisitalia. Design by LucidiPevere
foto di Krisitalia

Parlateci del vostro studio/laboratorio:
Lavoriamo in un soppalco a strettissimo contatto, praticamente gomito a gomito. 
In 2m lineari c'è tutto quello che ci serve: noi, i nostri pc e le moleskine su cui disegnare e confrontarci. Tutto lo spazio intorno è ricco di prototipi, materiali e oggetti più o meno completi. 
Il vero lavoro però nasce generalmente fuori dallo studio, durante le lunghe discussioni che facciamo in auto spostandoci tra clienti e fornitori, o proprio da questi ultimi. Vedendo un pezzo di produzione mal riuscito abbandonato in un angolo o una nuova macchina per fare chissà quale lavorazione. In studio quello che non ci facciamo mancare mai sono le critiche; siamo abbastanza "spietati" e diretti l'uno con l'altro, ma sappiamo che quando siamo entrambi d'accordo può nascere qualcosa di interessante.

Aplomb, Foscarini. Design by LucidiPevere

C'è qualche caratteristica che accomuna i vostri progetti?
Ci piace l'idea di fare delle cose anche molto diverse e lontane tipologicamente tra loro che possano stare bene insieme, che possano in qualche modo dialogare. 
Come già detto, ogni progetto ha una sua storia: Aplomb di Foscarini, per esempio, nasce dalla ricerca su un materiale come il cemento e dalla volontà di realizzare con esso un pezzo estremo, portandolo a spessori e dimensioni ridottissime; 
Chop, Norman Copenhagen. Design by LucidiPevere
foto di Norman Copenhagen

Chop di Normann Copenhagen, invece, nasce dalla volontà di indagare la tipologia del classico coltello "mezzaluna" al fine di renderlo pratico (basta una mano), tipologicamente diverso e sicuro grazie all'utilizzo della gomma come impugnatura e coprilama.

Avete un materiale preferito?
Non possiamo parlare di un materiale preferito, sarebbe limitativo, parliamo invece di materiale giusto o sbagliato. Ogni materiale ha una sua identità e dignità, ovviamente deve essere utilizzato nel modo corretto per sfruttarne a pieno le caratteristiche tecniche ed estetiche. 
 Core, Mariani. Design by LucidiPevere

Vi va di raccontarci una vostra esperienza formante?
Diremmo due esperienze formanti: 
1) Durante i primi periodi di lavoro come liberi professionisti abbiamo cominciato lavorando con piccole aziende. In questa prima fase abbiamo imparato a dare il più possibile partendo da molti vincoli e poche risorse. E' stato molto utile poiché ci siamo creati un background di esperienza a cui tutt'ora attingiamo per creare i nuovi prodotti; 
2) Una brutta esperienza con un prodotto da noi firmato ai primi anni di esordio. Non è riuscito come ce lo immaginavamo perché non abbiamo saputo tenere ben salde le redini del progetto. La cosa ci ha creato alcuni problemi. Il nostro mestiere infatti non è fatto solo di schizzi e disegni, ma soprattutto di relazioni con diverse figure quali il marketing, la comunicazione, la produzione, i fornitori ecc. Un buon progetto nasce anche dal saper fare da collante e regista tra tutte queste figure.

 Cell, Deroma. Design by LucidiPevere
foto di Alessandro Paderni

Com'è il rapporto con il vostro territorio?
Molto buono; dopo 10 anni lontani dal Friuli infatti abbiamo sentito l'esigenza di tornare. Chiaramente allontanarsi da Milano, dove ci siamo formati, ha degli evidenti svantaggi ma vivere e lavorare nel nordest ci garantisce due marce in più. La prima è che il design lo si fa "fuori dalla porta". C'è un tessuto industriale ed artigianale ineguagliabile in cui il designer è molto richiesto. 
La seconda è che finito il lavoro giornaliero -sebbene non si tratti delle canoniche 8 ore- c'è la possibilità di ricaricarsi in tutti i sensi.

Tess, Softline. Design by LucidiPevere
foto di Nevio Feruglio

Quali sono gli errori che un designer deve evitare?
La superficialità in un progetto, che spesso corrisponde, nel vero senso della parola, al fermarsi sulla superficie del prodotto, sulla sua forma.

Che cosa ne pensate dell'autoproduzione?
Crediamo che per un designer sia una cosa molto utile se utilizzata in modo misurato. Serve a liberare la mente dai rigidi vincoli della produzione di massa e anche a mettersi per una volta nei panni dell'azienda al 100%. Spesso però si abusa, soprattutto nel nord Europa.
Dopotutto l'aggettivo disegno "industriale" ha un senso.


 Randa, Derbi. Design by LucidiPevere
foto di Nevio Feruglio 

A quali progetti state lavorando attualmente?
Ci piace poter spaziare confrontandoci sempre con nuove tipologie di prodotto e settori merceologici. Ciò libera la mente e permette di sradicarsi costantemente da preconcetti, zone geografiche e cifre stilistiche. Stiamo cercando di affrontare sempre nuove tipologie per diventare progettisti a 360° e non soffermarci solo su un settore diventando troppo locali. Dopo le sedute ci siamo cimentati con i vasi, le maniglie, l'illuminazione e il tableware (con cui stiamo continuando a confrontarci); prossimamente approcceremo il bagno e i radiatori.

Il vostro sogno nel cassetto:
Disegnare qualcosa che rimanga per sempre.


Leggendo questa intervista sono sicura che anche voi siete rimasti affascinati dalla loro intelligenza creativa e sorpresi della loro semplicità e concretezza.
Forse sono poco conosciuti e non riesco a capirne il perchè. Ma se è vero che la qualità alla lunga paga, vedo per loro un futuro ricco di successi!

Grazie Paolo, grazie Luca, la nostra chiaccherata virtuale è stata "illuminante": mi ha dato modo di conoscervi meglio e di avere la conferma che il design è, prima di tutto, cuore.



2 commenti:

jole ha detto...

Questo duo è davvero interessante, la lampada in cemento è allo stesso tempo poetica e spiazzante, grazie per averli intervistati!

la Rotella ha detto...

Sapevo che avresti saputo leggere "tra le righe". Grazie a te per il tuo sostegno al blog!